Les mondes de la photographe Malie Létrange

 

Rencontre: Les mondes de la photographe Malie Létrange

Malie Létrange est une photographe française née à Paris. Elle a exposé ses photos dans le monde entier en particulier à Pékin, Montréal, Paris, Rio, New York, Vancouver, Sydney, Alger, Monaco,  Persépolis, Israël. Malie Létrange est une infatigable Globe-trotter de la Paix.  « C’est un véritable témoignage de ce que peut être notre société depuis cinquante années ce auquel nous convie Malie Létrange, une photographe professionnelle qui parcourt le monde. Elle arrive à capter à travers ses objectifs l’essence même de notre humanité : des regards, des attitudes, des émotions  des hommes et des femmes (…) et à chaque photo il y a une histoire » (Franck Leton).

 

Incontro con “i mondi” della fotografa francese Malie Létrange

Malie Létrange è una fotografa francese nata a Parigi. Ha esposto le sue foto in tutto il mondo, in particolare a Pechino, Montreal, Parigi, Rio, New York, Vancouver, Sydney, Algeri, Monaco, Persepoli, Israele, Canada. Malie Létrange è un instancabile Globe-trotter della Pace. « E’ una testimonianza veritiera di ciò che la nostra società è stata in questi ultimi cinquant’anni quella a cui Malie Létrange ci invita. E’ una fotografa professionista che viaggia per il mondo. Riesce a catturare attraverso i suoi obiettivi l’essenza della nostra umanità: sguardi, atteggiamenti, emozioni di uomini e donne (…) e ogni foto è un racconto »  (Franck Leton).

 

_________________________

 

Un vidéo-portrait qui vous invite à voyager dans les mondes de la photographe Malie Létrange autour de son exposition dans les locaux de la communauté d’Emmaüs Liberté à Ivry sur Seine a Paris en Mai 2014… Un univers de photos remplies de poésie, d’amour et de spiritualité.

Un video-ritratto per invitarvi a viaggiare nel mondo della nota fotografa francese Malie Lètrange, girato in occasione della sua mostra tenutasi nella sede della comunità Emmaus liberté a Ivry sur Seine a Parigi, nel maggio del 2014… Un universo di foto piene di poesia, di amore e di spiritualità.

Videomakers: Antoine Reboul, Stéphane Reboul

 

Vota questo sito su Net-Parade cliccando qui

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Arianna Bloise plays on Viola J.S. Bach Cello Suite n°1, Prelude.

 

High Definition Lab presents

the first video of the series:

“Inside the artwork”

From an idea by Antonello Nebbia

 

Videomaker: Antonello Nebbia

Assistants: Antoine Reboul, Antimo Prencipe, Dario De Vicariis.

We would like to thank the Santa Cecilia’s Music Conservatory (Rome, Italy).

Videocamera Sony PXW X200 ungraded, Mpeg2, 35 Mbps, 4:2:0, 50i

ARIANNA BLOISE performed in festival and concert hall as “IN MY LIFE – the viola in our life” Parco della Musica, Rome (IT); Atlante Sonoro XX, Rome (IT); George Enescu Festival Bucarest (RO); Theatre La Crièe, Marseille (FR), Le Manège (Mons-BE); Flagey (Bruxelles).
She worked in many orchestra and chamber music ensemble as the European Contemporary Orchestra, PMCE Parco della Musica Contemporanea Ensemble, World Youth Chamber Orchestra; the Orchestra of Teatro Rendano (CS); A.R.T.E.M Orchestra. In june 2012 she was selected on The Rome Chamber Music Festival in Rome, in wich there is a select number of highly promising students from the United States and Europe, here she plays under the guidance of L. Dutton, and R. McDuffie.

 

High Definition Lab presenta

il primo video della collana

“Dentro l’opera d’arte”

Da un’idea di Antonello Nebbia

 

Videomaker: Antonello Nebbia

Assistenti: Antoine Reboul, Antimo Prencipe, Dario De Vicariis.

Ringraziamo il Conservatorio di musica Santa Cecilia (Roma).

Videocamera Sony PXW X200,  senza correzioni, Mpeg2, 35 Mbps, 4:2:0, 50i

ARIANNA BLOISE si è esibita in festival e sale da concerto quali “IN MY LIFE – the viola in our life” Parco della Musica, Rome (IT); Atlante Sonoro XX, Rome (IT); George Enescu Festival Bucarest (RO); Theatre La Crièe, Marseille (FR), Le Manège (Mons-BE); Flagey (Bruxelles). Si è esibita in formazioni da camera e orchestrali tra cui il Parco della Musica Contemporanea Ensemble; l’Orchestra lirico sinfonica del Teatro Rendano di Cosenza; la World Youth Chamber Orchestra, Orchestra A.R.T.E.M; l’ECO- European Contemporary Orchestra. Ha collaborato con l’Istituzione Universitaria dei Concerti, per una serie di lezioni/concerto tenute nelle scuole. Nel 2012 ha partecipato al Rome Chamber Music Festival dopo esser stata selezionata tra musicisti di provenienza internazionale.

 

 

 

Vota questo sito su Net-Parade cliccando qui

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Il nuovo volto di Roma: Il Maam e le altre realtà

Negli ultimi anni a Roma stiamo assistendo ad un rifiorire del panorama artistico e culturale che sta cambiando il volto della città. Artisti, curatori, esperti o solo appassionati e cittadini, senza aspettare iniziative da parte delle istituzioni, hanno cominciato a organizzarsi spontaneamente per creare nuove attrattive artistiche con lo scopo di riqualificare quartieri, più o meno periferici,  lontani dai classici percorsi turistici. Nei quartieri di Ostiense, Tor Marancia, San Basilio, il Quadraro, Tor Sapienza stanno nascendo musei a cielo aperto dove il grigiore monotono dei palazzi cede il posto a murales colorati per far respirare ai residenti un’aria di rinnovata creatività. La periferia romana quindi  cambia volto: non più quartieri dormitorio lontani dalle attività della città, ma centri di arte e cultura.

Il quartiere Ostiense è diventato una vera palestra per la Street Art romana, che attira artisti e curiosi, facendo crescere l’interesse per questa forma d’arte, di certo non nuova, ma che Roma sembra riscoprire solo adesso. A innescare questo “circolo virtuoso” è stato il murales realizzato dell’artista bolognese Blu sulla facciata di una ex caserma, ora occupata, in Via del Porto Fluviale. Ma la Street Art non si è fermata solo all’ Ostiense. A San Balisilio ogni anno si tiene il collettivo creativo “WALLS realizza SAMBA”, festival di Street Art. Museo a cielo aperto di arte urbana è M.U.Ro, Museo di Urban Art di Roma, nato nel 2010 da un’idea di David “Diavù” Vecchiato  che vede il coinvolgimento di writers nazionali e internazionali per donare una nuova luce al Quadraro, zona di Roma conosciuta ai più solo per  la terribile deportazione subita del 1944 da parte della Gestapo. Al centro di questo progetto seconda_10660551_10205925815565175_1368845499_n1non c’è la mera promozione dell’arte contemporanea, ma c’è il coinvolgimento dei cittadini del quartiere. Ogni intervento è infatti approvato dagli abitanti, è un progetto che nasce “dal basso” e non prevede interventi impostati in modo centralistico dalle amministrazioni. Inoltre troviamo nuovi murales nella zona di Tor Marancia. Il fenomeno si sta espandendo sempre più e troviamo graffiti ormai in ogni quartiere.

Non solo Street Art, invece, troviamo al MAAM, “Museo dell’Altro e dell’Altrove” del collettivo “Metropoliz-Città Meticcia”, nato nel 2012, che si pone in diretta concorrenza con le due grandi istituzioni dell’arte romana contemporanea, il MACRO ed il MAXXI, ma in un contesto tutt’altro che istituzionale. È infatti una realtà che esiste senza l’aiuto di fondi; è un museo abitato ed occupato, una “barricata” fatta di arte contemporanea, nel senso che l’esposizione ha anche una funzione di difesa per i precari abitanti dello stabile e quella di evitarne – o almeno ritardarne – la demolizione. Anche  qui, come accade in M.U.Ro, è prevista la collaborazione degli abitanti nella realizzazione delle opere d’arte.

Ingr_11063344_10205925832165590_145937857_n

MAAM – Ingresso della ludoteca con particolare dell’opera di Alice Pasquini. Foto di Sara Pigozzo

Il MAAM trova la sua sede all’interno di un ex salumificio della Fiorucci, in via Prenestina 913, ed ha una storia molto particolare. Nel marzo 2009 i BPM – Blocchi Precari Metropolitani, organizzazione che rivendica il diritto all’abitazione per tutti – occupa la fabbrica dismessa con lo scopo di trovare una casa a circa 200 persone con tanti bambini a carico.  Nasce così il progetto di Metropoliz: la creazione, all’interno dello stabilimento, di una città meticcia dove convivono persone provenienti da ogni parte del mondo: peruviani, rom, rumeni, ucraini, marocchini, tunisini, volendo rappresentare un esempio di integrazione e di autogestione di una nuova esperienza di convivenza urbana. Per coadiuvare questo nuovo progetto è stata coinvolta anche Popìca Onlus, un’associazione culturale che si occupa del doposcuola per bambini ed adolescenti nelle stanze della ludoteca. Fino al 2012 gli abitanti di Metropoliz condividono le stesse esperienze di altre occupazioni romane, ma in quell’anno avviene qualcosa di nuovo: entra a far parte del progetto Giorgio de Finis, antropologo, regista, curatore e futuro direttore artistico del MAAM, che, con la collaborazione di Fabrizio Boni, filmaker e antropologo, propone un esperimento: Space Metropoliz.

Porc_11040027_10205925872086588_477004752_n

MAAM – “EMMAMcipazione” – La “Cappella Porcina”, particolare, di Pablo Mesa e Gonzalo Orquìn. Foto di Sara Pigozzo

Si inizia così con la creazione di un film documentario sulla vita degli abitanti per usare, tra l’altro, la cinematografia come strumento di aggregazione. Durante questo progetto i Metropoliziani, con l’aiuto di Francesca Careri, costruiscono un razzo per “andare sulla luna”, nella speranza che sul nuovo pianeta possano continuare a vivere in armonia, non più ai margini della società. Il film quindi segue la costruzione di questo razzo (che ancora oggi troneggia nel cortile), costruzione  avvenuta grazie alla collaborazione di tutti gli abitanti, riuscendo così anche a raccontare le loro storie. Questa è la prima opera d’arte realizzata nell’ex fabbrica. Da questo progetto nasce da parte di Giorgio de Finis la volontà di costruire in quegli spazi un vero e proprio museo seguendo una visione duchampiana in cui non c’è distinzione tra l’arte e la vita e che trasforma l’intera fabbrica in un oggetto d’arte, anzi in un “soggetto d’arte collettiva”. Percorrendo le stanze del MAAM ci troviamo davanti ad uno spazio molto diverso dagli ambienti bianchi, puliti ed ordinati di un museo istituzionale; qui lo spazio è fortemente connotato; infatti ancora è possibile vedere i macchinari utilizzati dal salumificio e le originarie, asettiche, piastrelle bianche. Le opere interagiscono fortemente tra di loro in un dialogo incessante. Alcuni artisti si sono quindi fatti ispirare da questi luoghi per le loro creazioni: nella “EMMAMcipazione” (la “Cappella Porcina” di Pablo Mesa e Gonzalo Orquìn) maiali dipinti, appesi e scuoiati, ci mostrano cosa doveva accadere veramente in quella stanza quando ancora vi si trovava la fabbrica di salumi, prima dell’occupazione.

Cost_11042069_10205925843485873_522990066_n

MAAM – “Costellazioni metropolitane”, particolare, di Mauro Maugliani. Foto di Sara Pigozzo

Ma un’opera così d’impatto è posta accanto alla soavità delle bellissime opere di Mauro Maugliani che con “Costellazioni metropolitane” realizza volti di giovani donne usando la penna a sfera su carta. I “guerrieri della luce” di Stefania Fabrizi ci ricordano invece che il MAAM è un museo occupato e quindi a rischio costante di sgombero. I suoi abitanti, come veri soldati, devono proteggere il loro diritto di viverci dentro. Il tema dello spazio ricorre in diverse opere: Massimo di Giovanni immagina che al ritorno dei Matropoliziani dal loro viaggio con il razzo, portino come souvenir la L.U.N.A., ricavata dalle travi di legno del tetto. E se dovessero provare nostalgia per la loro avventura? Gian Maria Tosatti ha realizzato per loro il “telescopio quasi funzionante”. Il MAAM è un museo in MaaMcontinua evoluzione: partito con le opere di Street Artists come Lukamaleonte, di Sten e Lex, ha ora un catalogo di 400 opere ed è riuscito a coinvolgere anche un artista internazionale come Pistoletto, che per festeggiare la primavera ha prestato la sua Venere degli Stracci, presente almeno fino a metà aprile 2015 (tutti gli abitanti sono invitati a portare vestiti usati per decorarla). L’ interazione tra arte e vita deve continuare.

di Elisa D’Agostino

 

Ecco un bel filmato della World Wide Culture dedicato al Maam “Museo dell’altro e dell’altrove”. Contrariamente a quanto non si pensi, iniziative come queste si stanno moltiplicando in tutta Italia. Intanto però possiamo offrirvi questa visita virtuale al Maam. Grazie a Michele Cristofoletti e alla World Wide Culture per la gentile concessione. Buona visione!

Vota questo sito su Net-Parade cliccando qui

highdefinitionlab.it

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

La street art diventa arte pubblica

Da qualche anno a Roma si sta diffondendo quel relativamente nuovo tipo di arte conosciuto come   street art, l’arte “di strada”, che si manifesta in luoghi pubblici e prevede l’ utilizzo dei mezzi più disparati: bombolette spray, arte normografica, videomapping,IMG_3297 sculture, adesivi artistici, ecc. Il primo quartiere a veder sorgere opere di questo genere è stato l’Ostiense, luogo che da sempre è stato cuore culturale, artistico e creativo della capitale. In circa 5 anni (tutto ebbe inizio nel 2010) artisti locali, nazionali e internazionali hanno dato vita a circa 30 opere di grandi dimensioni, racchiuse in un quadrante che va dalla Piramide a San Paolo. Un po’ alla volta queste opere son divenute fonte di visite guidate e di turismo: artisti come Blu, Guy Denning, Behr, Roa e tanti altri hanno fatto conoscere in tutto il mondo questo quartiere, ormai noto all’estero come Ostiense District. Da un’idea dell’agenzia pubblicitaria Pescerosso e della galleria d’arte contemporanea 999, l’ Ostiense District è diventato un progetto di valorizzazione e promozione del quartiere come luogo della contemporaneità, soprattutto da un punto di vista artistico e culturale. E’ stata creata addirittura una mappa delle opere artistiche pubbliche create e di quelle di prossima creazione.

E’ con l’Ostiense District che nasce una diramazione della street art: si chiama arte pubblica, e l’opera è il risultato di una collaborazione tra autore, territorio e residenti.

Un bellissimo progetto è stato realizzato (e sta continuando a realizzarsi) nel quartiere periferico di San Basilio. E’ il Progetto SanBa, a cura dall’associazione Walls, in collaborazione con Fondazione Roma Arte e Musei, Zètema Progetto Cultura, Roma Capitale, Ater Roma e Centro Culturale “Aldo Fabrizi”. L’obiettivo è quello di riqualificare l’area urbana grazie alla bellezza e al colore delle opere, meravigliosi esempi di arte pubblica. Infatti, gli artisti Liquen e Agostino Iacurci hanno realizzato due murales, ciascuno su quattro facciate.  Il tutto è stato creato e organizzato in sinergia con gli abitanti del quartiere.Il tema principale è lo stesso per entrambi gli artisti: “Solo con la rinascita della natura ci può essere una rinascita dell’uomo”.

Ma c’è stato dell’altro: si sono tenuti laboratori di “muralismo espanso” alla scuola elementare Gandhi; di tipografia e posteristica alla scuola media Fellini; di design urbano e sceneggiatura per un docu-film al liceo Von Neumann. Il docu-film sul progetto, scritto da tre studenti, verrà realizzato dalla casa di produzione Kinesis. Insomma, da Ostiense a San Basilio, si sta assistendo ad un’evoluzione dell’arte “di strada”, capace di creare turismo, ma anche di tener uniti gli abitanti di un quartiere complicato. Uniti da un valore antico ma dagli influssi benefici e condivisi come quello dell’arte, sia pur nelle sue forme più nuove (oppure, chissà? Forse più antiche). E allora che la bellezza, la vitalità del colore e il potere unificante dell’arte è della creatività continuino il loro “lavoro”, nei quartieri di Roma e, magari, in quelli di un numero sempre maggiore di città italiane.

di Antimo Prencipe

Foto di Dario de Vicariis

                  

Vota questo sito su Net-Parade cliccando qui

In classifica

siti web

highdefinitionlab.it

 

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Introduzione al sito

Pasolini Eros Renzetti

Il 28 agosto 1975 Pasolini su ‘Il Mondo’ scriveva: “Dobbiamo processare i gerarchi Dc” – chiedendo inutilmente al partito socialista e al partito comunista italiani di accogliere quell’istanza. In quella Lettera luterana (una delle ultime, prima di essere massacrato in circostanze ancora oggi non chiare) Pasolini scriveva:

(dobbiamo processarli per) “Indegnità, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con gli industriali, con i banchieri, connivenza con la mafia, alto tradimento in favore di una nazione straniera, collaborazione con la Cia, uso illegale di enti come il Sid (i servizi segreti dell’epoca, ndr), responsabilità nelle stragi di Milano, Brescia e Bologna (almeno in quanto colpevole incapacità di punire gli esecutori), distruzione paesaggistica e urbanistica dell’Italia… Responsabilità della degradazione antropologica degli italiani… Responsabilità della stupidità delittuosa della televisione. Senza un simile processo penale, è inutile sperare che ci sia qualcosa da fare per il nostro Paese”.

E’ cambiato qualcosa da allora? Chi si tiene informato sa che non è cambiato nulla. Sa che quelle righe, scritte 40 anni fa, potrebbero essere state scritte ieri.

Quel processo penale auspicato da Pasolini non fu mai celebrato. Forse, da allora, l’indegnità e il disprezzo per i cittadini si sono aggravati al di là di ogni possibile immaginazione: troppo spesso poteri forti, mafia e politica sembrano aggrovigliarsi in un tutt’uno quasi inestricabile.

A quelle stragi ne seguirono altre, cambiando radicalmente i destini del nostro Paese.

Il discorso sull’alto tradimento in favore di interessi stranieri o sovranazionali ci porterebbe troppo lontano ma, tra “Troika”, logge massoniche deviate, “Illuminati”, gruppo Bilderberg, Goldman Sachs, cartello petrolifero, Big Pharma… Insomma: a causa dei vari potentati economici multinazionali, comunque essi si presentino o si organizzino, l’alto tradimento si è ormai avviato a divenire quasi la regola: oggi addirittura sono questi soggetti sovranazionali a decidere i destini del mondo, sovrapponendosi o talvolta determinando direttamente quelli che dovrebbero essere i legittimi governi nazionali.

Per quanto riguarda la distruzione paesaggistica ed urbanistica dell’Italia, essa è sotto gli occhi di tutti, nonostante la tutela dei beni paesaggistici e culturali sia prescritta dalla nostra Costituzione.

Inoltre Pasolini fu forse il primo grande intellettuale ad accorgersi con così grande lucidità  della degradazione antropologica degli italiani e della stupidità delittuosa della televisione (anch’esse frutto, oltre che di un contesto storico, forse di un piano preciso, di una strategia, potremmo aggiungere oggi, con il senno di poi). Ed insisteva sul fatto che tutti questi singoli aspetti della nostra società, che denunciava, andassero in realtà guardati unitariamente, come tante facce di una stessa medaglia.

Personalmente ho sempre trovato perfino ovvia questa impostazione: tutto si tiene. Tutti questi avvenimenti, apparentemente scollegati tra loro, si sono invece alimentati a vicenda, concorrendo a determinare la situazione in cui ci troviamo oggi.

A noi, qui, interessa sottolineare quegli aspetti legati al degrado culturale dell’intera nazione,  perseguito come parte di un disegno complessivo che, peraltro, oggi possiamo dirlo, non riguardava solo l’Italia.

Ma, appunto, non ce ne sfugge la portata antropologica. Anzi, oggi possiamo purtroppo fare un passo in più e parlare addirittura di un regresso evoluzionistico, tanto formidabile è stata in questi ultimi quarant’anni la spinta verso la direzione scelta: quella dell’abbrutimento, del quasi ineluttabile (perché sistematico) disegno di distruzione delle capacità intellettuali, creative, perfino cognitive ed emotive della mente e della personalità.

“Ciao Darwin” potremmo dire ricordando il titolo di un recente, noto programma televisivo Mediaset (che, comunque, non aveva quel titolo a caso).

Infatti a che cosa mai servirebbe studiare, coltivare l’intelletto, il senso del bello, la più raffinata educazione, il merito, perfino la correttezza e l’onestà o semplicemente la lealtà nei rapporti umani e di lavoro, quando si è invece preferito imboccare con estrema determinazione un’altra strada, quella che vorrebbe mostrare a tutti che le carriere si fanno a letto, il lavoro si ottiene con le bustarelle, le raccomandazioni, il nepotismo? Quando stimoli formidabili ti insegnano, sin da piccolo, ad abbassare la testa, a rassegnarti alla disonestà, a credere che i diritti di cui (se sei stato fortunato) ti hanno parlato a scuola, siano solo una bella favola da raccontare agli ingenui? Che se vorrai far valere il tuo corso di studi o semplicemente il tuo talento – se non appartieni al “giro giusto” – ti dovrai rifugiare all’estero? Quando ti guardi intorno e vedi tanti tuoi amici plurilaureati restare disoccupati o magari occupati precariamente presso un “call center”?

L’imbecillità, la volgarità, l’ignoranza, la disonestà vengono troppo spesso premiati. Accendi la televisione e vedi che gli “autorevoli” commentatori invitati dappertutto, ogni sera, sono sempre gli stessi, e i peggiori tra loro non mancano quasi mai. Vedi gente indegna trattata con tutti gli onori, pagata profumatamente, spesso resa insulsamente celebre dal mezzo televisivo. Ti guardi intorno e ti accorgi che dovresti inchinarti a gentaglia in mercedes, vedi mascalzoni reclamare a gran voce la propria legittimità e mentire spudoratamente, mentre, ovviamente, pretenderebbero pure di essere riveriti. Talvolta più sono cialtroni, disonesti e volgari e più arrivano in alto nella scala sociale.

Ciao Darwin. O meglio addio. La selezione della specie all’incontrario.

E intanto intorno tutto crolla: Pompei, Cinecittà, la scuola, le biblioteche, il teatro… Ma anche i diritti costituzionali e lo stesso diritto alla dignità dell’uomo.

Dicevamo: sono tutte facce di una stessa medaglia. Questa è un’ osservazione da tenere costantemente presente. Leggi vergognose, malaffare, informazione da Repubblica delle Banane: tutto concorre a riportarci indietro, a volte addirittura verso il medioevo, alla faccia delle conquiste civili e sociali ottenute spesso col sangue dai nostri padri in secoli di faticosissimo progresso. Per non parlare dell’esodo biblico a cui stiamo assistendo o degli sgozzamenti di innocenti che sono prepotentemente tornati di attualità, chissà da chi orchestrati e manovrati, per difendere chissà quali interessi geo-politici ed economici…

Comunque non è un caso che quei sinistri figuri si accaniscano anche contro l’Arte e la Cultura.

In questo desolante quadro generale, chi mai oserebbe più difendere semplici, basilari diritti come quello alla creatività, sia essa artistica o nei rapporti interpersonali? Chi si sognerebbe di pretendere il rispetto di elementari diritti come quelli legati agli aspetti ludici della vita, all’immaginazione e alla fantasia, il rispetto per la sacralità della creazione artistica, o, perfino, di quell’altrettanto sacra sfera che coinvolge la propria intimità ed emotività? In una parola il rispetto di tutto ciò che, di più fragile e delicato, costituisce la base stessa della nostra più significativa, profonda, intima (e luminosa) umanità?

Tra spread, disoccupazione e crisi economica, derive autoritarie, sgozzamenti e atti terroristici, chi osa più protestare, ad esempio, perché i film trasmessi in tv vengono interrotti dalla pubblicità, infrangendo così la sacralità di un intimo flusso di pensieri, di emozioni, nonché l’integrità stessa dell’opera d’arte (indispensabile per la sua piena comprensione e per il suo pieno godimento)?

Nessuno se lo ricorda più ma all’inizio molti intellettuali si ribellarono con indignazione, i maggiori cineasti per primi. Organizzarono convegni di protesta, promossero addirittura un referendum contro le interruzioni pubblicitarie il cui slogan era: “Non si interrompe un’emozione”. Fellini la definiva: “Un’ azione infame, criminale. L’ opera d’ arte è una creatura vivente”. In seguito dichiarò: “Non ci sono le condizioni per trattare, noi non possiamo trattare con questi banditi…”.

Il diritto alla fantasia, alla creatività, alla delicata integrità emotiva, alla propria intimità inviolabile; una cittadinanza autenticamente libera, istruita e consapevole; cose che poi sono, secondo noi, il corrispettivo della sacralità dell’Arte e della Cultura, sono acerrime nemiche del sistema, del consumismo, del pensiero unico dominante che ci vorrebbero tutti uniformati e irreggimentati: un esercito di produttori / consumatori. Non certo di donne e di uomini liberi.

Ecco perché Fellini stesso fece, da quel momento, fatica a lavorare. A molti dei maggiori intellettuali ed artisti dell’epoca non fu quasi mai più offerta l’occasione di lavorare, di godere degli spazi che meritavano.

Ai giovani ricordo che stiamo parlando di giganti della cultura, di gente che portò, per esempio, il cinema italiano ad essere, per qualità e per prestigio, il primo nel mondo. Tanto perché si possano fare un’idea dell’estrema gravità di ciò che successe.

Oltre a Fellini vorrei ricordare, tra gli altri, con reverenza, Roberto Rossellini, Vittorio De Sica, Michelangelo Antonioni, Luchino Visconti, Pietro Germi, Mario Monicelli.

Si chiuse la loro stagione e cominciò quella del cinema dei “Pierino” (il cosiddetto “pecoreccio all’italiana”) e di “Paperissima sprint”. Davvero una mutazione antropologica.

Carlo Lizzani, qualche anno prima di togliersi la vita, mi confidò che alcuni produttori cinematografici a cui aveva proposto dei suoi progetti, ultimamente gli rispondevano: “Il soggetto è interessante, ma per realizzare questo film a che serve un regista?”. Come se la Scala di Milano dicesse alle orchestre, d’ora in poi, di dirigersi da sole perché, voilà, il direttore d’orchestra non serve più.

Questo l’abisso di ignoranza in cui siamo sprofondati e che Pasolini già 40 anni fa denunciava con grandissima lucidità.

Mio padre stesso, che con Pasolini aveva collaborato (e con tanti altri personaggi ormai entrati nel mito, come ad esempio Enrico Vaime, Umberto Eco, Primo Levi, Luciano Bianciardi, Carmelo Bene, per citarne solo alcuni) e che fu il fondatore del Teatro Cabaret italiano, seppur ampiamente riconosciuto in vita e celebrato da tutta la stampa nazionale, fu presto dimenticato dopo la sua scomparsa (1984) proprio per via della barbarie in cui stavamo precipitando.

Eppure fu solo grazie all’opera di Franco Nebbia che oggi l’Italia è affollata di festival di Cabaret (il più importante dei quali, quello di Milano, fortunatamente intitolato al suo nome e alla sua memoria). E’ solo grazie a lui che oggi, nelle scuole di teatro, accanto ai corsi di drammaturgia, di recitazione, di dizione, di mimo e, magari, di Commedia dell’Arte, si affianca spesso un corso di Teatro Cabaret. E’ solo grazie a lui che oggi non vi è emittente televisiva che non proponga uno o più spettacoli ispirati al Cabaret.

Ma, tranne rarissime eccezioni, hanno ormai ridotto il nobilissimo Teatro Cabaret delle origini ad avanspettacolo, a Vaudeville, se non addirittura, nei casi peggiori, a Circo Equestre. Popolato, giustamente, da clown e da buffoni. Come se il Cabaret letterario di mio padre, scevro da ogni volgarità, ispirato alla satira politica graffiante, alla sottile ironia, alle colte invenzioni linguistiche e al raffinato non-sense, non fosse mai esistito. E con esso anche tutte le straordinarie innovazioni culturali del ‘900 di cui il Teatro Cabaret di Franco Nebbia aveva raccolto l’eredità e la sfida.

Ecco un motivo in più per dare il nostro contributo affinché l’Arte e la Cultura (nonché l’istruzione, la creatività, la ricerca) ritrovino la  centralità che sarebbe loro dovuta.

Non ci basta che il David di Michelangelo venga “riesumato” e, artificiosamente, posto al centro del padiglione Italia dell’Expo o che la grande azienda di moda Fendi sponsorizzi il restauro della Fontana di Trevi. Piccolissimi passi di fronte all’enorme potenziale, anche economico, del nostro inestimabile patrimonio artistico e culturale.

A parte il nostro speranzoso tentativo di valorizzare queste inestimabili risorse economiche (incomprese ed umiliate dall’ignoranza e dalle scellerate scelte politiche di chi ci governa), per noi contribuire a riscoprire e a promuovere tutto il formidabile potenziale della nostra creatività, la ricchezza del nostro ingegno, del nostro linguaggio (di ogni linguaggio artistico) il nostro diritto primario all’incanto, all’emozione, all’insegnamento, alla magia e alla sacralità dell’Arte e della Cultura (come premessa alla sacralità della dignità dell’uomo e della vita stessa) nel contesto attuale, è di per se un gesto rivoluzionario. Oppure, semplicemente, un atto dovuto di civiltà.

Antonello Nebbia

 

Aggiornamento:

innanzitutto vorremmo ringraziarvi: nei primi mesi di nostra presenza effettiva sul web abbiamo avuto un piccolo boom di visite, raggiungendo, a fine aprile, oltre 2.100 visite in un solo giorno, da 176 paesi del mondo, in occasione del nostro ultimo aggiornamento. Nella classifica di Net Parade, appena iscritti, ci siamo piazzati al 37° posto su circa 3.000 siti italiani censiti nella sezione cultura e abbiamo raggiunto anche il 20° posto. Ci sembra una buona partenza.

(A proposito: potete votarci o condividere i nostri articoli cliccando sui link in fondo alla pagina).

Tuttavia alcuni utenti ci hanno contattato dicendoci che non è chiaro di che cosa ci occupiamo. Cerchiamo allora di spiegarlo meglio.

La High Definition Lab è innanzitutto una produzione multimediale. Cosa vuol dire produzione multimediale? Vuol dire che produciamo diversi tipi di contenuti, attraverso diversi media: video, audio, foto o anche “semplici” contenuti testuali.

Letteralmente “High Definition Lab” significa “laboratorio dell’alta definizione”. Siamo quindi un laboratorio, cioè un luogo dove si fa ricerca, si sperimenta (quindi con uno spiccato carattere di continuo “work in progress”). Cosa ricerchiamo? L’alta definizione, intesa non solo in senso stretto, cioè come alta definizione video (che comunque ci interessa molto) ma anche in senso lato, cioè come ricerca della maggior qualità e “definizione” possibile di tutti i contenuti che intendiamo proporvi.

Come abbiamo cercato di spiegare sin dal primo testo che incontrate entrando nel sito, la nostra “mission” (scopo, obiettivo) è quella di promuovere l’Arte e la Cultura. Il meglio dell’Arte e della Cultura.

Essendo un laboratorio di produzione multimediale, lo faremo sia proponendovi il frutto della nostra ricerca produttiva (cioè tutti quei contenuti prodotti direttamente da noi) sia una selezione di quelli che riteniamo essere alcuni tra i migliori contenuti artistici e culturali attualmente reperibili sul web.

Inoltre useremo il nostro spazio per presentarvi dei selezionati artisti emergenti, ancora parzialmente o del tutto sconosciuti al grande pubblico.

Speriamo in questo modo di essere riusciti a spiegare meglio che cos’è e di cosa si occupa la High Definition Lab.

Di nuovo un ringraziamento e un caloroso benvenuto a tutti nel nostro sito. Buona navigazione!

 

(La foto di apertura è di Antoine Reboul e ritrae un’opera in cui il pittore Eros Renzetti riproduce un fotogramma del “Decameron” di Pasolini)

Vota questo sito su Net-Parade cliccando qui

google-site-verification: google2591bc711a74153b.html

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail